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SU FACEBOOK DILAGA LA VIOLENZA ROSSA: “GODO QUANDO MUORE UN POLIZIOTTO!”.. IL PUTIFERIO..

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SU FACEBOOK DILAGA LA VIOLENZA ROSSA: “GODO QUANDO MUORE UN POLIZIOTTO!”.. IL PUTIFERIO..

 

Odio gli sbirri”, “Godo quando muore un poliziotto”, “Andate tutti all’inferno”. Sono solo alcuni degli infamanti commenti apparsi sui social il giorno successivo al drammatico incidente in cui persero la vita due agenti della questura di Ravenna.

Una tragedia immensa che armò la tastiera di tanti, troppi odiatori da Facebook. A distanza di sei mesi la questura di Ravenna, cui appartenevano i defunti, annuncia di aver identificato e denunciato otto persone. L’accusa: vilipendio alla Polizia di Stato.

Era il 16 settembre scorso quando a Lido Adriano Nicoletta Missiroli e Pietro Pezzi persero la vita in un indicente mortale. Su Facebook apparvero commenti di ogni tipo, anche offensivi. Il Sap, Sindacato autonomo di polizia, li segnalò e così si è arrivati alle denunce. Sono tutti giovani uomini residenti a Ravenna, Milano, Bari, Brescia e Pordenone. Solo uno di loro ha 55 anni.L’identificazione degli autori dei commenti è stata fatta, dopo l’apertura di un fascicolo contro ignoti da parte della procura, comparando le fotografie dei profili Facebook. “Con assoluto disprezzo e insensibilità – ha scritto la Questura nella nota – non solo avevano offeso l’istituzione Polizia di Stato, ma anche le famiglie dei due colleghi scomparsi e tutti coloro che in quelle ore si erano stretti attorno a esse».

Detto con chiarezza: non può esistere il reato di ‘odio’ o di ‘godimento per la morte altrui’. Per quanto certi commenti possano essere tragicamente osceni, rientrano nella libertà che ognuno di noi ha di pensare e scrivere quello che vuole: anche di sbagliato.

Reati come il ‘vilipendio’ non hanno alcuna cittadinanza in una democrazia. Pensare di combattere la stupidità con la censura è ancora più stupido. Chi gode della morte di qualcun altro è un demente, e come tale va trattato.

 

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