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«Sto facendo la cosa più giusta»: così parlava Lorenzo Orsetti, l’italiano ucciso dall’Isis in Siria

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Un italiano sarebbe stato ucciso dall’Isis a Baghuz, l’ultima roccaforte jihadista nella Siria orientale. A darne notizia su Telegram è stato lo stesso Stato islamico, pubblicando una foto in bianco e nero in cui si vede un uomo privo di vita con indosso una divisa militare e alcuni documenti – la tessera sanitaria e una carta di credito – che apparterrebbero alla vittima: Lorenzo Orsetti, fiorentino di 32 anni che si era arruolato volontario al fianco delle Unità di protezione del popolo curde, l’Ypg. «Il crociato italiano è stato assassinato negli scontri nelle località di Baghuz», è il messaggio postato dai terroristi, del quale ha dato notizia il Site, il sito americano di monitoraggio del terrorismo online, diretto da Rita Katz.

Chi era Lorenzo Orsetti

Orsetti, nome di battaglia Tekoser, aveva deciso di parlare giusto un anno fa, il 17 marzo 2018, al Corriere Fiorentino, al quale aveva spiegato la sua scelta di arruolarsi con le Forze democratiche siriane. A quel tempo era di stanza ad Afrin, dove la resistenza siriana venne messa a dura prova da un assedio durato due mesi. «Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia», aveva spiegato Orsetti in una registrazione fatta arrivare in Italia. «Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi». «Al mio ritorno in Italia…», diceva ancora Orsetti al Corriere Fiorentino, facendo una pausa, per poi riprendere: «Qui la situazione è quella che è… Diciamo che se dovessi tornare in Italia non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (la possibile incriminazione per essere andato a combattere all’estero). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza». «Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perché non c’è nient’altro da fare, un po’ perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo».

L’ultima intervista in un reportage de “La Stampa”

Più di recente a intervistarlo era stata La Stampaall’interno di un reportage dalla Siria firmato da Francesco Semprini e girato da Gabriele Micalizzi, il fotoreporter ferito, proprio mentre si trovava a Baghuz, l’11 febbraio. «Sono arrivato qui un anno e mezzo fa, di italiani presenti ce ne dovrebbero essere quattro in unità maschili e due in unità femminili. Portare stabilità in Medio Oriente significa portarla anche nel resto del mondo», diceva Orsetti.

(La foto di copertina è tratta dal reportage de La Stampa “Dalla guerra contro il califfatao alla crisi contro la Turchia” di Semprini e Micalizzi)

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