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Proibito criticare l’Islam. Dal libro sgradito ai 5S al coraggio di Feltri

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La censura e le istituzioni. I burocrati e il Giornalista. La viltà e il coraggio. L’Islam e l’Italia.
Una miscela di ingredienti per mettere a rischio la libertà, la cultura, il diritto alla conoscenza. La nostra terra accoglie tutti, ma non possiamo criticare nessuno, mettere in guardia da chi arriva, denunciare terrorismi e guerre sante.
Due notizie, una più nota, l’altra apparentemente minore. Vittorio Feltrispara ad alzo zero contro l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia che lo processa per i suoi editoriali controcorrente. Per la burocrazia della professione, è da sanzione sostenere che in giro per il mondo c’è chi abusa della fede per commettere crimini. E che commina frustate, 148 frustate, e 38 anni di galera, a chi ha la pretesa di difendere i diritti umani in Iran o chissà dove.

“Decido io come si fa integrazione”

Roma è una piccola istituzione, il quinto municipio a guida Cinquestelle, ad usare la mannaia contro la cultura. C’è un libro di cui abbiamo recentemente parlato, “La trattativa Stato Islam”, scritto da Francesca Musacchio, che racconta molti retroscena. E fa venire il dubbio di un patto scellerato con il terrorismo.
L’associazione Diritti e doveri del cittadino, chiede la disponibilità della locale sala comunale per presentare il volume. Manco a parlarne.

A dire niet è il presidente del Municipio,  Giuseppe Boccuzzi. Si rifugia dietro una foglia di Fico, potremmo dire.“Si ritiene, dopo aver letto anche molte recensioni di diverse opinioni politiche, che andrebbero a contrastare  le intenzioni di integrazione perseguite da questo municipio (…). L’idea dello scontro di civiltà (che traduce in inglese per non farsi capire in borgata) non contribuisce a favorire ideali di pace e di dialogo interreligioso che, mai come in questo momento storico, si ritiene necessario (è lui che scrive in questo modo, non noi). Nel rispetto dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nonché delle sensibilità di tutte le forze politiche, si ritiene pertanto di non dover accordare questo patrocinio”.

Palestre e moschee

Ignoranza pura. Nel senso che questo signore ignora le regole elementari. La Costituzione, semmai, afferma il contrario. Mai letto l’art. 21, signor presidente del municipio? (A Roma vuol dire la bellezza di 250mila abitanti “governati” da un coso così). Un’istituzione che entra nei contenuti di un libro contro il pericolo del terrorismo. Un volume che svela un rischio. Ma lui, 0′ presidente, ha letto e chissà se le ha capite “molte recensioni di diverse opinioni politiche”. I partiti fanno critica letteraria, non lo sapevate? E siccome il municipio – manco fosse l’Onu – fa politiche di integrazione, il libro a casa sua (perché questo intende) non si presenta. Lui integra assegnando palestre, dove loro magari ci piazzano moschee.
Aspettiamo anche da quelle parti il lancio di omosessuali dai palazzi, la frusta a chi beve birra, la donna trattata come animale domestico. Modelli di perfetta integrazione. Guai a metterli in discussione sfogliando un libro o semplicemente facendo sapere che lo si può leggere grazie ad un convegno.
E pensare che sui social c’è un post del presidente della commissione politiche comunitarie della Camera, Battelli, che attacca l’Iran proprio per l’avvocatessa presa a frustate nel nome della religione. L’Europa – scrive – “non può stare in silenzio di fronte alla condanna a 38 anni di carcere e 148 frustate inflitte dall’ #Iran all’avvocatessa #NasrinSotoudeh per aver difeso i diritti umani. Ci attiveremo affinché questa sentenza sconvolgente, vergognosa e retrograda venga annullata”. E’ grillino pure lui, Battelli, magari lo spieghi a Sua Eccellenza dei miei stivali che sta al Tiburtino a predicare ignoranza.
Noi sappiamo da che parte stare: quella di Vittorio Feltri, quella di Francesca Musacchio.

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