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Prato, sesso con il 14enne: Dna anche per il primogenito. La “prof” chiede la revoca dei domiciliari

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Il Tribunale revochi i domiciliari. È la richiesta degli avvocati difensori della 31enne di Prato accusata di violenza sessuale per induzione e atti sessuali con minore per aver avuto una relazione con un ragazzo a cui dava ripetizioni e che all’epoca dei fatti, secondo le contestazioni, non aveva ancora 14 anni. L’istanza è stata depositata oggi al Tribunale della libertà, la misura era stata eseguita ieri mattina.

Il rischio di reiterazione del reato

Intanto è stato fissato per martedì 2 aprile l’interrogatorio di garanziadavanti al Gip del Tribunale di Prato che, nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari, ha fatto sue le tesi della Procura ritenendo che sussista il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. L’indagata, nei mesi scorsi, ha partorito il suo secondo figlio, che è risultato essere stato concepito con il minore, che oggi ha più di 15 anni. Secondo quanto sostenuto dalla donna nelle dichiarazioni spontanee rilasciate nei giorni scorsi davanti al procuratore Giuseppe Nicolosi e ai due sostituti, i pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, i rapporti sessuali sarebbero cominciati dopo che il ragazzo aveva compiuto 14 anni.

Test del Dna anche per il primogenito

Determinante per l’attribuzione della paternità era stato il test del Dna, che ora i magistrati chiedono venga eseguito anche sul primogenito della donna, che ha 11 anni. Secondo gli investigatori, l’esame anche su questo bambino sarebbe un atto necessario, viste le prove rintracciate nei pc e nel telefono della donna, per capire se, in passato, l’indagata abbia intessuto altre relazioni extraconiugali con minorenni.

Il marito si avvale della facoltà di non rispondere

Nell’ambito dell’inchiesta è indagato da ieri anche il marito della donna, accusato di alterazione di stato civile perché, secondo l’accusa, avrebbe riconosciuto il neonato pur sapendo che il padre era il 15enne. L’uomo oggi, da quanto si apprende, non si è presentato in Procura dove doveva essere interrogato e ha fatto sapere, tramite i suoi legali, che intende avvalersi della facoltà di non rispondere.

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