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L’illusione del pacifismo. La sovranità è conflitto

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Roma, 5 mar – Uno degli ostacoli maggiori per il conseguimento di una concreta sovranità – politica, militare ed economica – è il pacifismo istituzionale che si fonda sui seguenti presupposti illusori:

  1. In linea di massima è possibile, attraverso organi di governo mondiale, prevenire i conflitti, di qualsiasi natura essi siano;
  2. E’ sempre possibile trasformare i conflitti politici in controversie giuridiche, rendendoli così risolvibili con procedure quasi giudiziarie;
  3. Qualora nemmeno questo basti, la comunità internazionale possiede sufficienti e credibili strumenti di sanzione morale o economica per piegare la volontà degli Stati renitenti al diritto.

Tuttavia, sia la prima guerra mondiale, sia la guerra fredda e infine il mondo multipolare, hanno condannato prima la Società delle nazioni e poi l’Onu ad un ruolo marginale e declamatorio contrariamente alle aspettative del neokantismo kelseniano dimostrando ancora una volta la validità del realismo politico. Come ebbe modo di sottolineare Hans Morgentahau nel saggio Politica tra le Nazioni edito nel 1948 il realismo politico dovrebbe consentirci di comprendere: la necessità di proteggere gli interessi nazionali (dopo averli individuati), la necessità di individuare le minacce a quegli interessi e infine i mezzi con cui si perseguono quegli interessi e si fa fronte a quelle minacce. Ebbene qualsiasi élites politica che debba e voglia governare con lo scopo di salvaguardare gli i interessi del proprio paese deve seguire quelle tre semplici regole in modo risoluto e deciso.

Realismo politico

Non dimentichiamoci che per il realista la realtà politica è intrinsecamente potere, conflitto, ordine e gerarchia. Ne conseguono precise implicazioni rispetto ai valori, che ci consentono di comprendere meglio la frattura tra il realismo e le coordinate ideologiche della modernità e cioè il pacifismo, il solidarismo, l’egualitarismo e l’anarchismo. Infatti, uno dei principi cardine del pensiero realista è che ogni pensiero politico deve cominciare dal principio della ineguaglianza originaria degli uomini.

Il realismo sostiene che ci sono e ci saranno sempre disuguaglianze sia della proprietà, sia nel potere che nel sapere, poiché gli uomini sono diseguali per dotazione naturale e la società non fa che accentuare le disuguaglianze; inoltre il riconoscimento della disuguaglianze è fattore di integrazione e di dinamismo, principio di ordine e di sviluppo delle società. L’eguaglianza giuridica degli individui non è un presupposto naturale ma un prodotto storico dello sviluppo dell’umanità ed esercita un’influenza positiva soltanto combinandosi con il riconoscimento di più sostanziali disuguaglianze. Indipendentemente dalle varie forme funzionali che organizzano la convivenza, il potere effettivo è  – e rimane – nelle mani di ristrette oligarchie.

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