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L’autobus incendiato, ecco perché si può togliere la cittadinanza all’autista senegalese

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Milano, 20 mar – L’autista senegalese, che oggi in provincia di Milano ha prima sequestrato un bus pieno di studenti e poi ha incendiato il mezzoha la cittadinanza italiana. Certo, viene da chiedersi facilmente come sia possibile che un soggetto con diversi precedenti penali tra cui guida in stato di ebrezza e violenza sessuale, fosse regolarmente alla guida di un autobus con a bordo 51 studenti di seconda media. Molti si chiederanno però se adesso, a prescindere dall’ovvia pesantissima condanna che tutti si aspettano, sia possibile togliere la cittadinanza a questo pericoloso soggetto.

Il Viminale ha fatto sapere di essere al lavoro per verificarne la possibilità: “I pm – spiegano dal ministero – hanno parlato di ipotesi terrorismo ‘perché ha creato panico’. L’eventualità di togliere la cittadinanza è contemplata dal Decreto sicurezza. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini segue direttamente la vicenda”. Ecco, qui sta il punto. La possibilità di revocare la cittadinanza ai condannati per terrorismo è stata introdotta appunto dal dl Sicurezza.

Quando scatta la revoca

Per l’esattezza si tratta di casi in cui i cittadini rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo questi riportato condanne per gravi reati. La revoca scatta però unicamente in caso di condanna definitiva per delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale. In questi casi la legge prevede la pena della reclusione non inferiore nel minimo a 5 anni o nel massimo a 10 anni.

La revoca della cittadinanza è adottata, con decreto del Presidente della Repubblica e su proposta del ministro dell’Interno, entro tre anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati menzionati. Dunque adesso molto semplicemente serve attendere la condanna definitiva del senegalese che non ha semplicemente “creato il panico”, ma intendeva di fatto provocare una strage. A meno che le parole “oggi non si salva nessuno”, pronunciate dall’autista africano, vengano interpretate altrimenti.

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