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L’Aquila, crollano altri 3 balconi delle “case” costruite per i poveri sfollati del terremoto

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A dieci anni dal terremoto de L’Aquila, cedono altri tre balconi nel complesso residenziale del progetto “Case” di Cese di Preturo. È successo questa mattina, lunedì 18 marzo 2019, e, si legge su Tpi, è stato l’ufficio stampa del Comune de L’Aquila a dare la notizia, spiegando come le strutture, che erano state realizzate per ospitare gli sfollati del terremoto del 6 aprile 2009, si trovano all’interno del complesso situato in via Gian Maria Volontè numero 6, piastra 20, già sgomberato in passato e, di conseguenza, “non sono stati registrati danni a persone o cose”.

Sul posto si è recato subito il personale del settore Opere pubbliche e Protezione civile del Comune dell’Aquila e del Corpo di Polizia municipale che ha constatato l’accaduto. Nei prossimi giorni, ha assicurato il Comune, verranno rimossi i materiali di risulta derivanti dalla caduta dei terrazzini. Non è la prima volta che succede.

Quelli caduti oggi, infatti, non sono i primi balconi che, per difetti strutturali e mancate manutenzioni, cedono. Il primo crollo al Progetto Case di Preturo in via Volontè era stato registrato nel 2014, quando un balcone si staccò dal secondo piano di un edificio. Una vera tragedia sfiorata perché nel balcone sottostante c’era solitamente un anziano di 88 anni che, per fortuna, in quel momento si trovava altrove. (Continua dopo la foto)

Ancora: dopo il primo crollo, avvenuto nel 2014, in quella piastra non abitata hanno ceduto altri due balconi: uno nell’aprile 2016 e l’altro nel novembre 2018. Anche in questi ultimi episodi non sono stati registrati danni a persone perché dopo quanto accaduto nel 2014 l’area era stata sgomberata. (Continua dopo la foto)

Non solo. Oltre allo sgombero, il primo crollo aveva portato anche a estesi controlli in centinaia di altri balconi realizzati con lo stesso materiale e all’apertura di una inchiesta da parte dei pm aquilani che ha constatato la realizzazione con materiali scadenti e con modalità non corrette e alla richiesta di rinvio a giudizio. L’inchiesta ha coinvolto 29 persone, tra fornitori del legname, periti, ditta esecutrice dei lavori e tecnici comunali.Condividi

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