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Il Pd vuole in galera chi va a prostitute

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Roma, 19 mar – Si potrebbe dire che il Pd ha cambiato tutto per non cambiare niente. Nel senso che, nonostante il restyling di facciata, continua a criticare le proposte politiche altrui senza tirar fuori uno straccio di proposta alternativa. Sulla prostituzione però i dem sono riusciti a stupirci, tirando fuori un disegno di legge diametralmente opposto al progetto leghista. Il testo, presentato a Palazzo Madama, prevede infatti un anno di carcere e diecimila euro di multa per i clienti delle prostitute.

I senatori del Partito Democratico che hanno firmato il documento in questione, come segnalato da Il Tempo, intendono così modificare l’art. 3 della Legge Merlin per “chiunque si avvalga delle prestazioni sessuali offerte da soggetti che esercitano la prostituzione o le contratti, in qualsiasi luogo, pubblico o privato, ovvero nei luoghi e nelle forme vietati dalla legislazione vigente”.

Secondo il Pd, infatti, legalizzare la prostituzione non aumenterebbe le entrate fiscale e non ridurrebbe la tratta delle donne costrette a vendersi per strada. Di qui l’idea di punire pesantemente i clienti: “La pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita su richiesta del condannato con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione di un’attività non retribuita presso associazioni, enti e altri organismi”, si legge nel testo del ddl presentato dai senatori dem.

Anche in questo caso però, grande è la confusione sotto il cielo del Partito Democratico. Il disegno di legge presentato in questi giorni a Palazzo Madama, ribalta del tutto quello proposto nel 2015 alla Camera dalla parlamentare dem Rosa Maria Calipari che puntava a legalizzare la prostituzione: “Enti locali e associazioni possono “individuare luoghi pubblici” nei quali l’esercizio sia consentito. Non punibilità di chi si prostituisce in casa (ma non devono esserci intermediari) né per chi affitta o comunque fornisce la propria casa a prostitute. Allo stesso tempo, si possono individuare luoghi pubblici in cui la professione sia espressamente vietata”, scriveva la deputata Pd quattro anni fa. Insomma,  la sensazione è che il partito del nuovo segretario Zingaretti non abbia le idee propriamente chiare.

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