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“Gli immigrati ci servono a…”: il ‘restiamo sfruttatori’ di 50 imprenditori tedeschi

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Berlino, 2 apr – Maledetto populismo che mette in discussione lo sfruttamento dell’immigrazione da parte del capitalismo teutonico. Sembra questo, in estrema sintesi, il messaggio che arriva dalla Germania, o per meglio dire da 50 imprese tedesche. Preoccupatissimi dell’avanzata dei partiti sovranisti alle prossime elezioni europee, alcuni imprenditori hanno così dato vita a una campagna pubblicitaria dal titolo emblematico: “Made by vielfalt”. Tradotto: “Fatto dalla diversità”.

Come riportato da Il Sole 24 oreWerner Bahlsen, titolare della nota ditta dolciaria, sostiene che “dobbiamo chiarire che il nostro benessere dipende dal libero commercio e in Europa è legato ai confini aperti agli stranieri”. Un misto insomma di liberismo, terzomondismo e politicamente corretto da far invidia a una marcia Lgbt guidata da Papa Francesco scortato da una masnada di oligarchi.

Ovviamente, lo scenario che più preoccupa questi imprenditori tedeschi, è quello che potrebbe caratterizzare la Germania dopo le elezioni di maggio. “Mancano solo 83 giorni all’elezione di un nuovo Parlamento europeo – sottolinea il quotidiano di economia e finanza Handelsblatt – e se le ultime previsioni troveranno conferma, i partiti populisti che mettono in discussione le frontiere aperte in Europa probabilmente aumenteranno in modo significativo. In Germania, l’Afd è attualmente accreditato di consensi a due cifre. Nelle elezioni europee di cinque anni fa era solo al sette percento”.

“Aprite i confini o me ne vado”

Il cielo è grigio sopra la Berlino del capitale senza frontiere, potrebbero verificarsi smottamenti improvvisi e attacchi di panico nel caso qualcuno intenda sul serio porre un freno allo sfruttamento indiscriminato degli immigrati e magari, oibò, alzare i salari dei tedeschi. La campagna delle 50 imprese, secondo Timm Mittelsten Scheid, coproprietario della Vorwerk (ovvero l’azienda del noto Folletto), punta a ricordare che lo sviluppo dell’industria teutonica è fortemente legata al personale specializzato straniero.  Per il proprietario della Balhsen, inoltre, “non può essere che per l’ondata migratoria, che forse è stata un po’ forte negli anni passati, ora ci si chiuda a riccio”.

Certo, perché altrimenti come fanno i poveri imprenditori tedeschi ad aumentare ulteriormente i loro profitti? Mica oserete chiudere i confini per far lavorare i cittadini della Germania pagati come si deve? Allarmato da questa nefasta prospettiva, l’imprenditore Mittelsten Scheid  ha rilanciato il leitmotiv della sinistra senza frontiere: “Dobbiamo dare un segnale, altrimenti diventeremo un paese in cui non voglio vivere”. E in cui, a prescindere dai risultati elettorali e come sempre accade in questi casi, siamo sicuri che invece continuerà a vivere.

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