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Giordano schifato dalla propaganda dei due ragazzini del bus: “Portati in giro come madonne pellegrine e sbattuti sulle prima pagine dei giornali, per farne strumenti di una sfida politica che piace alla gente che piace”

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Liberate quei due ragazzini. Temo che siano di nuovo ostaggi. Rami e Adam, i due eroi di San Donato, i tredicenni coraggiosi che hanno impedito al senegalese di fare una strage, sono riusciti a salvarsi dallo scuolabus in fiamme sulla Paullese. Ma ora rischiano di restare di nuovo imprigionati dentro un sequestro che solo apparentemente è meno violento: quello catodico, dentro gli studi tv.

I sorrisetti di Fazio, le sue parole melense, gli urletti della Litizzetto, gli applausi a comando, Porta a Porta, la tribuna della nazionale di calcio, le ospitate a reti unificate sono evidentemente una trappola, messa in piedi per trasformarli loro malgrado nella bandiera della nuova battaglia del politicamente corretto: lo ius soli. Una roba che non frega niente agli italiani, ovviamente. E che di conseguenza ha di nuovo conquistato il Pd e il mainstream.

Il risultato è che questi due preadolescenti si trovano di nuovo prigionieri, inchiodati in un meccanismo infernale, rapiti dentro un piano diabolico assai meglio orchestrato di quello dell’ autista senegalese dello scuolabus. Con conseguenze che rischiano di essere devastanti anche per loro: a quell’ età, infatti, passato lo spavento, dovrebbero tornare a studiare e giocare in silenzio.

Invece vengono portati in giro come madonne pellegrine e sbattuti sulle prima pagine dei giornali, per farne strumenti di una sfida politica che piace alla gente che piace. Roba da maggioranza assoluta nelle terrazze di via Montenapoleone. E, di conseguenza, sulle principali tv.

Se ci fossero ancora dubbi sulla capacità del pensiero unico dominante di stravolgere la realtà a suo uso e consumo, infatti, questa vicenda li spazzerebbe via tutti in un attimo. La drammatica notizia era semplice da capire: un senegalese, diventato cittadino italiano, accolto e coccolato al di là dei suoi meriti, impiegato come autista di uno scuolabus nonostante una condanna per violenza su minori e precedenti per guida in stato di ubriachezza, sequestra 51 studenti di una scuola media e minaccia di ucciderli tutti per vendicarsi dei morti nel Mediterraneo.

Eppure la narrazione che ha conquistato giornaloni e mass media prevalenti è stata totalmente diversa, oserei dire: praticamente opposta. E cioè: un italiano criminale ha minacciato un gruppo di ragazzini stranieri, i quali si sono comportati da eroi. Ergo: italiani cattivi, stranieri buoni. Domandone finale (sempre a cura del mainstream): ma perché gli stranieri buoni non hanno ancora la cittadinanza? Perché non li regolarizziamo tutti?

Perché non ci mettiamo fuori dai municipi a distribuire permessi di soggiorno, in modo da compensare a suon di Adam e Rami la connaturata ferocia degli italiani? Peraltro, in un video girato ieri da Francesca Chaouqui, il papà di Rami spiegava che a lui, della cittadinanza per il pargolo, frega poco o nulla, e che – testuale – «sono stati i giornalisti a farmelo dire a tutti i costi».

Capito il giochino? In un Paese normale le domande sarebbero state altre. In un Paese normale, per esempio, avremmo riflettuto su tutte le balle che si raccontano a proposito della regolarizzazione degli stranieri. Quante volte ci siamo sentiti ripetere, praticamente a ogni talk show col ginostrada di turno, che se gli immigrati si comportano male è per colpa nostra, perché non li integriamo abbastanza. Ecco: l’ autista senegalese l’ avevamo integrato. Forse fin troppo.

L’ avevamo integrato anche se non dovevamo farlo. Gli avevamo dato la cittadinanza, un lavoro, uno stipendio, nonostante non se li fosse proprio meritati. E lui come ci ha ringraziati? Minacciando una strage per punire gli italiani cattivi e il loro governo ancor più cattivo. Ergo: la litania dell’ integrazione è una bufala di dimensioni spaziali, buona giusto per riempire la bocca di qualche fratoianni di complemento.

Epperò non si può dire. Non si deve capire. Così la notizia dello scuolabus sequestrato è stata ribaltata, completamente stravolta, rigirata come la frittata di nonna Papera. Ma come hanno fatto? Semplice: utilizzando i ragazzini. Sono perfetti. Rami e Adam, si chiamano così, uno è egiziano, l’ altro marocchino, e casualmente la prima cosa che chiedono per il loro eroismo non è di andare a vedere la partita della Juve o di conoscere il loro rapper preferito. Macché: chiedono la cittadinanza italiana.

Pensate un po’ che coincidenza, vero? Anche se le loro famiglie, che sono qui da più di dieci anni non l’ hanno mai chiesta (come mai?). Anche se, come spiega Rami, lui si sente «italiano a metà». Niente: loro proprio stavano aspettando solo quello. La cittadinanza italiana. In un Paese normale a Rami gli risponderebbero: «Se ti senti italiano a metà, facciamo che ti diamo la cittadinanza a metà, d’ accordo?». Ma qui siamo in Italia. La macchina del sequestro mediatico è partita. Ed è assai più difficile da fermare di quello scuolabus dirottato.

Rami e Adam diventano protagonisti a reti unificate. Li intervistano tutti. I tg, i programmi d’ informazione, gli approfondimenti, i talk show di intrattenimento alla Fazio.

Domenica sera, per dire, i due inconsapevoli paladini dello ius soli erano in onda praticamente in simultanea su Raiuno e su Italia Uno, prim’ ancora erano stati a Sky, a L’ Aria che tira, a Stasera Italia, poi Porta a Porta e stasera la tribuna dello stadio per la partita della nazionale di calcio.

Tra un po’ dovranno prendere un agente, non si esclude un passaggio a Ballando con le stelle, magari in un duetto con Mamhood per alzare gli ascolti, o al Masterchef versione Halal per rilanciare l’ invasione gastronomica del Cous cous clan. Fra l’ altro, osiamo sollevare un timido dubbio: ma non dovrebbe essere vietato mostrare il volto dei minorenni protagonisti dei fatti di cronaca? Perché per Rami e Adam si fa un’ eccezione? Perché l’ Ordine dei giornalisti non interviene? Perché la Carta di Treviso viene calpestata dalle televisioni unificate senza che nessuno obietti nulla? Soltanto perché, attraverso loro, si difende lo ius soli? E allora si possono calpestare le norme e il dovere di proteggere i ragazzini?

Ma sicuro. Anche perché, per difendere lo ius soli, su cui la sinistra vuole costruire la sua nuova battaglia (auguri), per la verità si fa anche di peggio. Si fanno sparire i ragazzini che non sono funzionali alla narrazione. Subito dopo la liberazione degli ostaggi sulla Paullese, per dire, il primo a raccontare di aver chiamato i carabinieri, ai microfoni insospettabili di un inviato di Repubblica.it, è stato un ragazzino italiano di nome Riccardo.

Il quale, non essendo funzionale alla narrazione degli stranieri buoni che chiedono la cittadinanza come premio, è stato fatto sparire rapidamente dalle pagine dei giornali e dalle tv. Come si permette, d’ altra parte? Può un ragazzino buono non essere egiziano?

E nemmeno marocchino? Addirittura biondo? E con gli occhi azzurri? Via via, fatelo svanire. Evaporare. Cancellatelo.

E avanti con Rami e Adam, a tutte le ore, del giorno della notte, financo nelle previsioni del tempo, poveri ragazzini. Di nuovo sotto sequestro, di nuovo dirottati, di nuovo prigionieri di quelli che stanno al volante, anche se questa volta è il volante dell’ informazione. E senza nemmeno poter chiamare il 112. Senza un carabiniere che possa finalmente rompere il vetro e farli uscire dallo schermo tv.Condividi

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