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Di Maio: peggio di quelli di prima. Si è attaccato alla poltrona col Vinavil

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Eppure sembrava diverso. Pulitino, educatino, abatino. Ma è bastato quasi un anno di governo per compiere la trasformazione di casta di Di Maio Luigi, da Pomigliano. Quello che tutti scambiano per un vicepremier è ostinatamente attaccato alla poltrona. Gli riuscirà sempre più difficile pronunciare con credibilità la frase “quelli di prima”. Perché lui è peggio, principi e valori – se ancora ne ha – vengono dopo la seggiola di palazzo Chigi.
Toglietegli le telecamere e sarà un morto che cammina. Perché per il potere ingoia tutto.

Non merita il potere che ha

E’ stato raccapricciante sentirlo pronunciare un commento bavoso alla legge sulla legittima difesa. “Sono perplesso, è una legge della Lega”. Uno così andrebbe esposto al pubblico ludibrio, riportato all’Antica Roma, rinchiuso nel Colosseo a sentire il fiato dei leoni pronti ad azzannarlo. Ma chi vuoi prendere in giro, giovanotto imbullonato troppo presto ad una responsabilità molto più grande di te?
Ma come, hai trecento parlamentari. E ti hanno regalato i galloni di vicepresidente del consiglio. E hai un botto di deputati e senatori più di Matteo Salvini. E fai pure la faccina perplessa? E’ sceneggiata. E’ ammuina. E’ commedia.
Luigi Di Maio è attaccato alla poltrona col Vinavil. Uno con i ruoli che ricopre immeritatamente lui, se una legge non gli piace la blocca. Ma c’è il contratto di governo. Che è lo strumento per fare come gli pare pur di non sloggiare.
L’esempio più lampante viene dalla Tav. Di Maio è costretto a dire no. Salvini è costretto a dire sì. Come fanno, loro e quel sant’uomo di Giuseppe Conte, a risolvere il rebus? Anche nei grillini ci sono i furbacchioni. Che hanno suggerito a Di Maio di far decidere al Parlamento. Dove passerà il sì alla Tav. Lui potrà dire di aver tenuto la bandiera senza bisogno di far cascare il governo. Si dirà “perplesso“.

Ponzio Pilato

Del resto, non ha già mostrato una pervicace incoerenza nella gestione del caso Diciotti? Avrebbe dovuto dire sì al processo al ministro dell’Interno, ma voleva dire no. E come Ponzio Pilato si è affidato alla piattaforma Rousseau. Persino sulla storia dei 49 milioni di euro rimborsati a rate dalla Lega si becca gli insulti pidioti e deve stare zitto. Per amore smisurato della poltrona.
Nel contratto con la Lega non c’è, perché è roba interna ai cinque stelle. Ma è in corso la cosiddetta rivoluzione organizzativa del Movimento che farà sparire il doppio mandato. Sennò, come fa Di Maio a ricandidarsi?
E’ molto triste vedere un giovane politico che attaccava la casta e “quelli di prima” comportarsi così come ogni “peone” delle passate legislature. Erano quelli che odiavano i cronisti ogni volta che sussurravano di elezioni anticipate. Perché temevano la fine dei privilegi, dello status, del potereche, ahilui, passa e se ne va.
Gli è bastato un contratto di governo per restare appeso a palazzo Chigi. Pur di non andarsene sarebbe pronto anche a dichiarare guerra alla Corsica. (Non più su sennò Macron chi lo sente…).

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